Formatore di addetti alla vendita, appassionato Medievalista: l’Università Popolare di Vercelli apre le sue porte a Pietro Suardi
Una manciata di giorni ci dividono dal Natale e dal suo invaderci con i sapori della cucina di tradizione, con l’ebrezza di emozioni dal trascorrere ore gli affetti più cari. E una manciata di giorni ci dividono dal nuovo anno quando all’Università Popolare di Vercelli decollano i corsi del secondo semestre. Tra questi segnaliamo il corso di storia medievale tenuto da una new enty nello staff di Paola Bernascone Cappi, Pietro Suardi. Ma non pensate al classico corso con impostazione cronologica sul Medioevo, dalla caduta dell’impero romano all’incipit del Rinascimento. Prof Suardi si concentrerà sui luoghi comuni con cui nei secoli, erroneamente, è stato descritto questo periodo che già uno studioso del calibro di Jacques Le Goff aveva nobilizzato definendolo sinonimo di progresso.
Pietro Suardi è una novità nella rosa dei docenti dell’Università Popolare con un corso di storia medievale. Ma chi è Pietro Suardi e qual è la sua formazione?
Ho 52 anni e la mia formazione è abbastanza variegata. Sono passato attraverso vari impieghi, da rappresentante, ad addetto agli acquisti di una multinazionale tedesca al mondo dei call center. A questo ultimo impiego professionale mi sono affezionato: da 17 anni mi occupo di formazione a 360°. Nell’ultimo biennio ho ridefinito il mio ruolo in azienda e, avendo più tempo libero a disposizione, per diletto, mi sono avvicinato alla Università Popolare. Nell’ambito medievale ho scritto un romanzo di avventura, pubblicato nel 2004, e ho collaborato, l’anno dopo, ad una antologia di racconti. Attualmente sono in trattative per la pubblicazione di un romanzo ambientato nel mondo contemporaneo.
Una laurea in Scienze Politiche e un’esperienza nella formazione degli addetti ai call center? Come si conciliano questi due aspetti all’apparenza contrastanti e dunque cosa l’ha portata ad abbandonare la storia appresa nella aule di Facoltà per formare gli addetti alla vendita telefonica?
In realtà non sono aspetti contrastanti anche perché il percorso di studi è di carattere storico, politico, sociologico, e il mondo call center è una micro società con regole politiche e ruoli sociali molto particolari.
I call center oggi vivono un momento critico. Spesso siamo infastiditi dall’operatore che al telefono ci propone una nuova utenza gas/ un contratto telefonico/la fornitura di energia a costi ribassati. Chi come lei forma queste persone ha una grande responsabilità: adeguare le tecniche di “adescaggio dell’utenza” in una società che cambia…ma come?
“Adescaggio” è un pessimo modo per definire il Teleselling, ovvero la vendita telefonica. Il reale problema è che il modo di fare Teleselling in Europa e, in particolare in Italia, è la copia mal fatta del modello americano di trent’anni fa. Mal fatta in quanto la base su cui lavoriamo è profondamente diversa a partire dai numeri. Il target è numericamente diverso in difetto, culturalmente diverso e disabituato ad acquistare da una voce. Inoltre le associazioni di consumatori oltreoceano sono fortissime, in grado di tutelare realmente il consumatore. “In soldoni”, l’americano che conclude un contratto oggi, non viene ricontattato per lo stesso prodotto se non dopo mesi, e soprattutto sa di contare su un sistema di controllo al quale può affidarsi e risolvere ogni problema in tempi molto brevi. L’italiano no, viene contattato a raffica quasi quotidianamente spesso, da venditori scorretti che non sono perseguibili se non dopo lungaggini burocratiche interminabili. La mia politica di vendita è quella di spiegare tutte le clausole e non tacere nulla. Dopotutto il cliente vuole essere informato esattamente sul cosa e sul perché, senza forzature all’acquisto.
Perché i call center sono così tenaci, non è disincentivate chiamare quasi all’esasperazione un potenziale utente per cercare di concludere a tutti i costi un contratto?
La tenacia ossessiva dei call center è principalmente dovuta all’espansione dei call center all’estero. I risultati di vendita fuori confine fanno si che ci sia un effetto boomerang per cui i call center italiani debbano competere con i numeri, così si crea una spirale negativa inarrestabile.
Prima il porta a porta, poi il call center, ora Amazon o in generale la rete per i propri acquisti. Si potrebbe scrivere un testo sull’evoluzione degli acquisti nei secoli…Dunque in tutto ciò, secondo la sua esperienza, è ancora proponibile il filtro del call center finalizzato all’acquisto?
Sono tre forme basate su radici diverse e su periodi diversi. Il porta a porta c’è sempre stato, dagli aspiratori alle spazzole, alle cartoline di natale. Ora non c’è quasi più, ed è sostituito dai banchetti nei centri commerciali. I call center di vendita puri, l’abbiamo detto sopra, hanno perso la credibilità anche perché la voce è più difficile da vendere. Amazon, e la rete in generale, hanno un vantaggio enorme, il prezzo. Non avendo costi di stoccaggio, e lavorando quasi sempre sul venduto, possono competere economicamente con qualsiasi forma di vendita. Il target è infinito e spesso il pagamento è anticipato. Si vende con i soldi in mano e quindi si acquista con i soldi in mano. Personalmente il call center lo ritengo un ottimo canale d’acquisto per servizi e non per beni.
Veniamo al corso. Quali sono gli argomenti affrontati? Mi annunciava che sarà coadiuvato da un collega per la parte legata ai cavalieri Templari vero?
È chiaramente impossibile spiegare il medioevo in otto moduli da una ora e mezza quindi l’obiettivo è diverso. Tratterò alcuni elementi caratterizzanti del periodo nell’immaginario comune come la cavalleria, la vita quotidiana, l’alchimia, la religione, l’inquisizione, provando a dare un’immagine obiettiva e non falsata da miti e credenze che spesso “sporcano” il medioevo.
La parte sui templari la tratterà un mio collega appassionato e grande conoscitore dell’epoca. Tratterà anche una parte sulle tecniche medievali di combattimento delle quale lui è insegnante in un gruppo di rievocazione storica.
Perché ha deciso di proporre il Medioevo e gli stereotipi con cui il periodo è richiamato nella società di massa?
Perché il periodo è attuale sia editorialmente, sia cinematograficamente che culturalmente con fiere, sagre e rievocazioni. Purtroppo certi stereotipi di negatività sono cultura erronea della massa che non danno giustizia al periodo storico.
Le chiedo perché secondo lei un iscritto all’Università Popolare dovrebbe scegliere il suo corso?
Per fare una passeggiata con me in un periodo affascinante e soprattutto ricco di valori quali onore, rispetto, amore, fede che nella realtà quotidiana sono messi in secondo piano se non derisi al confronto del materialismo scientifico.

