L’Università Popolare di Vercelli prosegue il suo studio sulla Vercelli eroica, attraverso le gesta di chi ha segnato le pagine della storia locale e nazionale. Dopo Leonida Robbiano, il trasvolatore di risaia, l’attenzione dell’Accademia culturale si posa su Marco Marinone, aviatore tragicamente morto nel 1944 in piena guerra mondiale. La conferenza in programma venerdì 10 maggio, alle ore 21.00, nella sala Parlamentino dell’Ovest Sesia, sarà condotta da Roberto Porta, vercellese appassionato di aeronautica.
Roberto, ci racconti qualcosa di Lei?
Sono nato a Vercelli nel 1946, e dopo aver frequentato il Liceo Scientifico. mi sono iscritto ad Ingegneria Aeronautica presso il Politecnico di Torino, laureandomi nel 1971. Dopo aver svolto il servizio militare in Aeronautica, ho avuto occasione di impiegarmi come sistemista presso la IBM , e da lì è decollata l’attività professionale nel settore della Information Technology. Ho fondato alcune Aziende che operavano a livello nazional, con puntate all’estero. L’aeronautica è sempre rimasta nel mio cuore tanto che mi sono brevettato pilota presso il nostro Aeroclub, dove ho svolto parecchia attività di volo.
Terrà una conferenza sul vercellese e insigne aviatore Marco Marinone. Come mai un ingegnere aeronautico si è appassionato al personaggio?
Gli uomini, le macchine e i fatti legati all’aviazione mi hanno sempre appassionato. Quando poi si tratta di vercellesi , l’interesse aumenta.
Chi è Marco Marinone per i vercellesi?
Negli anni della guerra, bui e purtroppo ricchi di lutti e di sofferenze, la sua figura rappresentò una sorta di rivincita della nostra cittadinanza: fu un po’ il cavaliere senza macchia e senza paura che si distinse in ben tre anni di combattimenti. Fu un abile pilota ed un valente comandante.
Ha scoperto dove viveva e cosa faceva prima di arruolarsi?
Era un giovane di bell’intelletto, laureato, che amava leggere e fare sport. Credo fosse maestro di sci al Sestriere. Anch’egli si brevettò’ pilota presso il nostro Aeroclub.
E’ Vero che il motivo di tanto interesse nasce anche dalla personale conoscenza col nipote di Marinone?
I racconti di mio padre hanno trovato poi una conferma nella conoscenza dell’amico Giorgio Berardi, mio coetaneo, nipote del Marinone, il quale mi ha fornito documentazione, foto e lettere del nostro aviatore. Tempo fa ci si chiese se non fosse possibile ripercorrere quegli anni e quei fatti.
Ci può dire qualcosa sul diario cui accennerà in conferenza?
Purtroppo non ne posso sapere la provenienza. Il Dott. Tibaldeschi lo ha ricevuto da una persona a me sconosciuta. Devo ringraziarlo poiché solo con questo documento sono riuscito a mettere in ordine i fatti e i luoghi inerenti le campagne di Marinone. Altri contributi sulla morte, nel 1944,sono giunti da altre persone.
Come mai un ing aeronautico si è Avvicinato alla IT? Le è dispiaciuto non occuparsi più per lavoro di quello cui aveva dedicato ore di studio?
La vita va così! Forse la mia passione per il volo e la sua storia sono rimaste intatte perché non “contaminate” dalle problematiche lavorative.
Come mai non esiste in città una lapide commemorativa di Marinone? E’ da ricercarsi nel suo avvicinamento al fascismo?
Certamente. Dopo l’8 Settembre del ’43 il nostro pilota optò per non cambiare nemico. E’ difficile se non impossibile avere ben chiari i motivi delle scelte degli italiani in quei frangenti drammatici. Ritengo che se le motivazioni furono nobili e non opportunistiche, il nostro giudizio si debba focalizzare piuttosto sulle azioni successive a queste scelte. Fermo restando che la Storia, quella con la S maiuscola, ha giustamente condannato i sostenitori della RSI.

