Spirito critico, voglia di mettersi in gioco, attesa e passione: ecco cosa serve
Nel pomeriggio di sabato 12/10/2019, davanti alla Mondadori, in pieno centro a Vercelli, i docenti dell’Università Popolare di Vercellidella scuola di fotografiahanno esposto una bella mostra fotografica, nella quale venivano esposti degli esempi delle loro creazioni. Il docente Davide Vella, che si ringrazia infinitamente per la gentilezza e disponibilità, ci ha raccontato la passione e l’idea su cui si basa la scuola di fotografia. Vella, nonché conosciuto architetto, ci ha raccontato le qualità, gli obiettivi e i progettiche caratterizzano questo corso che riscuote sempre un grande successo con un nutrito numero di iscritti e partecipanti.

Il docente Davide Vella immortalato durante la spiegazione
Ecco le parole del docente dopo una bella chiacchierata insieme:
Raccontateci di Voi:
La nostra è un’Associazione che nasce dalla scuola di fotografia dell’Università Popolare di Vercelli. Ci chiamiamo “Lo Sguardo di Minerva” e siamo il frutto di un’idea, nata orami molti anni fa, da parte della dottoressa Paola Bernascone Cappi, nonché nostra Preside. L’associazione in questione è nata in quanto al termine di ogni corso di fotografia – dove venivano culminate molte singolarità, e la passione, degli studenti – non esisteva nulla per continuare il percorso di studio fatto insieme. Volevamo creare delle iniziative per continuare a stare, ed imparare, tutti insieme come durante i corsi. Su questa base è nata l’Associazione e, con molto piacere, dico che abbiamo continuato a fare delle bellissime cose; il direttore dei corsi di fotografia è Marco Barnabino che ha ampliato le conoscenze – trasformandola pure ina vera e propria scuola – e la qualità dei docenti introducendo sempre più professionisti. Abbiamo avuto molte collaborazioni che ci hanno portato tante soddisfazioni, ora abbiamo un bellissimo progetto con la scuola Vallotti di Vercelli e teniamo molte mostre in giro per il vercellese.
Requisiti minimi?
Nessuno, preferiamo chi non ha nemmeno una macchina per fotografare. Noi ci temiamo sempre a dire che per imparare a fare foto bisogna andare in giro, osservare e… lasciare assolutamente la macchina fotografica a casa! Non è una battuta, la prima cosa che si deve capire ed allenare sono gli occhi, ovvero gli specchi dell’anima e della realtà. Dal miliardo di immagini che abbiamo quotidianamente davanti a noi, dobbiamo cercare di capire come e cosa fotografare; è un allenamento continuo. Bisogna allenare mente, cuore ed occhi.
L’occhio è tutto?
No, assolutamente no. Oltre allo strumento “occhio” è necessaria moltissima pazienza. La fotografia è fatta di attesa: esiste certo l’istantanea (sono in giro e tac, fatta la foto) ma le foto, togliendo quella fatta in studio, che necessita di parecchio lavoro, scattate in giro necessitano di molta attesa. Noi proponiamo un corso di foto in Street in collaborazione con l’UniPop; è un corso dove insegniamo ad attendere e trovare qualche particolarità per effettuare il giusto scatto. Bisogna contestualizzare e dare significato: attendere e aspettare/creare il momento sono gli elementi chiave. La nostra idea è quella di insegnare la tecnica di base, non quella di obbligare a fotografare come facciamo noi; non vogliamo cloni. Ai nostri studenti diciamo come usare gli strumenti e che “testa” avere per fare la foto: poi ogni studente acquista una certa confidenza con lo strumento e deve sentirsi libero di fare come meglio crede. Bisogna sempre usare la propria testa.
I Maestri?
Per fare una bella foto, come diceva Henri Cartier-Bresson, “bisogna allineare la testa, l’occhio e il cuore”; è un modo di vivere. Però attenzione, non siamo tutti uguali. Ognuno ha il suo metodo e, tramite la propria personalità e sensibilità, può allineare – a suo piacimento – questi tre elementi di base.
Può essere utile anche riflettere su una frase attribuita al fotografo Josef Koudelka – che fotografo l’arrivo dei russi in Cecoslovacchia – ovvero: “Le foto si fanno con i piedi”; tradotto: bisogna camminare e muoversi per effettuare un bello scatto. Basta fare due passi in più/meno e cambia la prospettiva totale.
Parlando con i bambini, che sono una cosa straordinaria per imparare a fotografare, ho capito quanto sia importante l’aspetto critico di quest’arte: bisogna scegliere cosa fotografare, non si può fotografare tutto nell’insieme.
Quindi lo spirito critico è la base?
Assolutamente. Con il digitale ormai pupo scattare più 200 foto al giorno, la verità è che ti ritrovi con solamente due foto fatte bene vuol dire che hai fatto un ottimo lavoro. Le fotografie belle sono tantissime: monumenti, piazze, paesaggi e cosi dicendo. La fotografia buona è quella che invece ti racconta un qualcosa, deve lasciarti un qualcosa.
C’è differenza tra le fotografie?
C’è differenza sul piano soggettivo del bello. Il buono invece deve, come dicevamo prima, raccontarti un qualcosa. È la qualità più grande di ogni singola foto. Un’immagine che ci lascia o meno un qualcosa ha una sua storia, la migliore è quella che ci tocca nel profondo.
La mostra esposta?
Per prima cosa, è solo un esempio. Non è una vera mostra, di proposito non abbiamo voluto mettere il nome degli autori. Dev’essere solo un esempio per far capire cosa facciamo a scuola durante i corsi. Con orgoglio possiamo dire che riscontriamo parecchi successi e consensi. L’anno scorso, tramite anche una collaborazione con l’albo degli architetti di Vercelli, abbiamo superato i 30 iscritti: un buon numero. Mediamente ogni anno i nostri corsi sono molto seguiti, sia dai neofiti che da esperti che si dividono tra più livelli di bravura ed esperienza.
Il vostro obiettivo?
Trasmettere la passione per la passione per la fotografia. Questo è il nostro vero obiettivo primario. Molti iscritti non sapevano di avere particolari doti per la fotografia, poi invece frequentando e applicandosi hanno scoperto di essere portati. La fotografia è un’arte, o la si possiede o è dura: è come la musica o la poesia. L’altro obiettivo è quello di far seguire la personalità dello studente e metterlo nelle condizioni di doversi mettere in gioco.
Alcuni esempi esposti
Ambientazione urbana

Idee, ombra della fede sul libro

Ritratto contestualizzato

La mostra nella sua totale interezza

