ABSTRACT SECONDA PUNTATA

a cura della Prof.ssa Paola Bernascone Cappi

  • FAUNA E FLORA DELLA RISAIA
  • TINCHE E CARPE
  • RANE

La RISAIA VERCELLESE è anche una grande oasi naturale.

Nell’ambiente padano sempre più impoverito dall’agricoltura estensiva, la risaia si è rivelata una formidabile riserva di cibo. L’allagamento delle risaie è alla base di una catena alimentare che ha come protagonisti gli insetti e i molluschi che vivono nell’acqua e, soprattutto, le RANE. E’ stata la grande disponibilità di rane a convincere tanti VOLATILI a nidificare nel vercellese visto che, in risaia, le rane si possono cacciare davvero facilmente. Con l’allagamento e l’avvio della stagione agricola, i primi grandi utilizzatori della risaia sono i limicoli che, nel vercellese, si riposano durante la migrazione primaverile.


IL CAVALIERE D’ITALIA Dalla metà di aprile ai primi di maggio si possono fare osservazioni veramente uniche di questi uccelli. Sugli argini delle camere di risaia nidificano anche LE PAVONCELLE. La loro sagoma dai colori scuri e chiari, i frenetici volteggi intorno al nido, se disturbate, e il loro caratteristico fischio le rendono subito riconoscibili. Nel periodo di allagamento, le risaie ospitano anche ANATRE TUFFATRICI, come morette e moriglioni. Ma queste si fermano solo per riposare. A frequentare da sempre la risaia sono invece le più comuni ANATRE DI SUPERFICIE.A frequentare da sempre la risaia sono invece le più comuni ANATRE DI SUPERFICIE: I GERMANI REALI (Anas platyrhyncos). Il germano nidifica soprattutto tra le ortiche, i rovi, il gramignone e altre erbe o cespugli lungo i canali, i fossi, le rogge. La risaia, soprattutto quando le piantine iniziano a diventare più alte e fitte, è l’habitat ideale per la GALLINELLA D’ACQUA (Gallinula chloropus). Come tutti i rallidi è diffidente ma è comunissima. Un altro rallide che corre sull’acqua per involarsi è la FOLAGA (Fulica atra). Ma i veri protagonisti della risaia sono gli ardeidi, la famiglia degli AIRONI e delle GARZETTE. Sono proprio questi due uccelli ad attirare maggiormente l’attenzione di chi si trova a frequentare la risaia. L’AIRONE CENERINO (Ardea cinerea) colpisce per la sua maestosità ed eleganza. LA GARZETTA (Egretta garzetta) si nota subito anche in lontananza visto che con il suo candido piumaggio non potrebbe certo provare a mimetizzarsi. L’AIRONE CENERINO è, insieme alla GARZETTA (Egretta garzetta) l’airone più frequente. Infatti, l’airone bianco maggiore (Egretta alba), ancora più bello, si vede in risaia solo dal tardo autunno alla fine dell’inverno, ed eventualmente di passo in primavera. Questo uccello grande e bianco è diffuso un po’ in tutto il mondo ma in Italia è rarissimo. Per non confonderlo con la garzetta basta tenere conto delle dimensioni (il doppio della garzetta) e del becco giallo. Altro airone raro che ogni tanto si fa vedere nelle risaie è L’AIRONE ROSSO (Ardea purpurea). E’ molto più piccolo del cenerino ed è molto schivo. Difficile che si avventuri fuori da zone con fitti canneti. L’airone guardabuoi (Bubulcus ibis) è più piccolo ed è una comparsa un po’ più recente: tipico dei documentari africani, posato su un bufalo o un rinoceronte, da qualche anno nidifica anche tra il Ticino e il Sesia e frequenta moltissimo le risaie. Lungo i canali e le risorgive si può vedere sfrecciare IL MARTIN PESCATORE (Alcedo Atthis) dall’inconfondibile trillo e dal prezioso piumaggio “azzurro metallizzato” del dorso. Tra i RAPACI, le osservazioni più frequenti si devono alla POIANA (Buteo buteo). Un rapace su cui occorre spendere qualche parola in più è il NIBBIO BRUNO (Milvus migrans). Al contrario della poiana non è stanziale: arriva a fine aprile per nidificare. Un tempo era già ben presente nel vercellese perché questo è un territorio ricco di acqua e di pesci. Implacabile pescatore, il nibbio è però capace di adattamenti alimentari sorprendenti. Oggi, sono le discariche, a favorirlo, sia per la presenza diretta di cibo che per la gran quantità di ratti che ci vivono. Nel reticolo idrico della risaia è presente anche il CORMORANO (Phalacorax carbo). Da pochi anni, la risaia italiana ospita anche un uccello molto più blasonato degli aironi e dei cormorani: si tratta dell’IBIS SACRO (Threskiornis aethiopicus), raffigurato spesso nei papiri e nei bassorilievi dell’antico Egitto, dove era venerato come icona del dio Thot. E’ un parente dei pellicani che, come gli aironi, si nutre di rane, pesci, bisce e topi. La sua presenza era eccezionale fino a 4-5 anni fa. Oggi, anche se non è diffuso come gli ardeidi, è una presenza costante in tutto il territorio risicolo.


TINCHE E CARPE

L’allevamento della TINCA è sempre stato praticato anche nelle risaie.Oggi nelle risaie non si allevano più i pesci ma, fino agli anni ’70, la piscicoltura di risaia era un’attività molto diffusa nel triangolo risicolo Vercelli, Novara, Pavia.

La piscicoltura nel riso era possibile solo nella risicoltura che è terminata con la semina diretta in risaia. Dal ‘700, passando dagli anni del film Riso Amaro (anni 40-50) e fino alla fine degli anni ’60, il riso veniva seminato in semenzai e, nel mese di giugno, quando le piantine avevano raggiunto il pieno accestimento con lo sviluppo dei culmi fertili e un’altezza di 30 cm, venivano trapiantate in risaia.

Le tinchette (e le carpette) venivano immesse subito con l’allagamento di maggio alla misura di 7-10 cm e venivano pescate con l’asciutta del riso a settembre alla taglia di 16-18 cm. Molte finivano nei canali di scolo e nelle rogge dove rimanevano negli invasi delle chiuse dove, insieme a ANGUILLE, ALBORELLE, CAVEDANI, scardole venivano pescate con le bilancelle, le reti quadrate rette da una spessa canna. Le tinche erano allevate insieme alle CARPE. La tradizione di allevamento in risaia ha sviluppato ricette padane tipiche abbinate al riso come il risotto alla tinca (diffuso anche lungo i grandi laghi).


LE RANE

Le rane esistevano già ai tempi dei dinosauri. Sono stati trovati fossili di rane risalenti a più di 180 milioni di anni fa. Tipica di fossi, stagni e risaie  è la rana di colore verde, verde scuro a macchie nere.

 

NOTA PERSONALE

Credo che le rane facciano parte del DNA di ogni vercellese e ciascuno di noi ha un ricordo legato alle rane di cui si è sicuramente cibato .Le rane avevano creato un a micro-economia legate ai RANATE’ e alle RANATERE che vendevano il loro pescato per le vie della città al grido “Doni comprè i rani, comprè i rani doni”. Traduco per chi è nato al di là della Sesia “donne comprate le rane, comprate le rane donne”. Le massaie compravano le rane e tornavano a casa con il loro scartoccio. Le rane, se no venivano consumate subito, venivano messe generalmente in una bacinella con farina di meliga. Le più grosse venivano cucinate in mille modi, fritte, in frittata, in fricassea, al verde, ecc. le più piccole infilate in uno spago chiuso come una collana e tuffate in acqua bollente per ricavarne un brodo un po’ dolciastro ma molto nutriente in cui venivano aggiunte anche le cosce spolpate. Veniva dato generalmente ai malati e ai bambini. Io ricordo in particolare la pulizia delle rane. Mia nonna Gin donna minuta e gentile ,armata di un forbicione con pochi, precisi gesti chirurgici portava a temine in pochi secondi l’operazione e io la guardavo con curiosità e raccapriccio.


 

La ricetta:


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