Come si definisce Gian Luca Marino, più scrittore, giornalista, blogger, fotografo o tutte e tre le cose insieme….?

Sicuramente mi definisco un giornalista visto che ho regolare tesserino e sono iscritto ad un Ordine. Questo per quanto riguarda l’aspetto formale.

Ma in questi casi è sempre difficile dare una definizione perché, per esempio, sono appassionato di fotografia come mezzo di espressione ma non mi definisco un fotografo. Uno scrittore no sicuramente, anche se mi piacerebbe molto diventarlo.

Se proprio devo definirmi mi etichetterei come curioso, questo sì, sono un inguaribile curioso.

Un giornalista non deve lavorare a compartimenti stagni ma farsi incuriosire dalla realtà che lo circonda, anticipando i gusti del target cui si rivolge. E’ forse per questo che con la stessa passione dedicata all’enogastronomia, hai individuato un avvincente argomento di trattazione nella storia misteriosa di Vercelli e del Vercellese?

L’enogastronomia è stata una piacevole parentesi che tutt’ora continua ma su altri binari. La storia misteriosa in generale, e quella su Vercelli in particolare, ha radici molto profonde che risalgono a quando ero ancora un bambino. Da piccolo infatti mi affascinavano ed incuriosivano tutti gli aspetti legati al mistero così, anziché leggere la narrativa per ragazzi, mi divertivo a sfogliare testi che parlavano di Ufo, fantasmi, luoghi misteriosi; poi la notte non dormivo.

Mi affascinavano i racconti dei nonni sulle leggende popolari e poi avevo una predilezione speciale per i luoghi abbandonati dove mi intrufolavo di nascosto per esplorarli. Tutto ovviamente ad insaputa dei miei genitori.

Non è forse ardito raccontare il passato di Vercelli accantonando Celti e Cimbri per soffermarsi su personaggi ai margini quali streghe, demoni e anime oscure?

Sicuramente lo è ma accanto alla storia classica esiste un substrato parallelo non meno importante da un punto di vista sociologico ed antropologico.

Parto sempre dal presupposto che in qualsiasi parte del mondo e presso qualsiasi popolo, in ogni tempo, l’essere umano ha sempre raccontato misteri e leggende, storie di fantasmi e di demoni.

Quindi questo si avvicina molto ad un archetipo junghiano ossia, certi aspetti quali quelli misteriosi, sono indissolubilmente legati alla natura umana perché, a mio parere, l’uomo ha bisogno di mistero.

Il corso che proponi all’Università Popolare trae ispirazione dalla tua collaborazione con la trasmissione Mistero di Italia Uno. La redazione ti ha contattato o sei tu che hai fatto il primo passo? E in quale modo le tue ricerche hanno contribuito ai contenuti di alcune puntate del programma?

Era il 2009 quando, un pomeriggio, mi trovavo nella redazione di un quotidiano on line vercellese dove lavoravo. Suona il telefono e il mio collega Paolo Pulcina mi passa una persona. Era la segretaria di produzione della trasmissione Mistero che aveva bisogno di un giornalista del posto per la realizzazione di una puntata, andata poi regolarmente in onda, in cui avrebbero intervistato a Vercelli, un noto contattista ossia una persona che afferma di essere a contatto con entità aliene.

Il caso, anche se io non credo al caso, ha voluto che la redazione di Mistero trovasse proprio me quel pomeriggio parlando con un collega che era ben a conoscenza della mio interesse per il mistero.

Dopo una settimana la troupe del programma arriva a Vercelli. Ci incontriamo e assieme all’autore, il compianto Ade Capone, c’era Enrico Ruggeri che ai tempi conduceva il programma. L’intervista si svolse tra la periferia di Vercelli e Camino in Monferrato e per le riprese usarono anche la mia auto.

Da quel momento mi invitarono a Milano per parlare di alcune collaborazioni. Con me venne anche Paolo Pulcina. Io e Ade Capone diventammo, visti gli interessi in comune, molto amici fino a quando, l’anno scorso passò purtroppo a miglior vita.

Sul territorio accompagnai ancora la troupe di Mistero, tra il 2010 e il 2012 a Lucedio e Darola dove girarono un’altra puntata e a Curino, nel biellese, per parlare di streghe.

Su Lucedio scrissi anche un articolo che fu pubblicato sul magazine Mistero e su un libro edito da RCS sempre griffato Mistero.

Il tuo excursus prenderà spunto dalle leggende che caratterizzano alcune realtà della campagna vercellese, mi riferisco a Lucedio, la Saletta. Ci puoi dare alcune anticipazioni?

Su Lucedio e Saletta ci sono moltissime cose da raccontare. Dai fantasmi ad alcuni gialli storici, dalle leggende popolari a presenze demoniache, dai poltergeist alle leggende metropolitane a bufale incredibili. Su Vercelli città esistono poi altre storie incredibili per non parlare poi della Valsesia.

Per ora vi anticipo solo questo.

Il racconto “fantastico” presuppone una fine riflessione antropologica sul motivo ricorrente per cui, lungo i secoli, persiste la trasmissione di storie parallele a quelle sancite dai documenti. Per quale motivo l’uomo deve affidarsi all’immaginazione e condirla di tinte noir?

Penso sia un’esigenza dell’uomo e ne prendo atto dopo aver letto molto, ascoltato altrettanto, indagato, discusso ed intervistato testimoni.

Il perché di questa esigenza proprio non lo so. Forse perché abbiamo bisogno di storie, di miti, di brividi e di misteri per rompere la monotonia della vita e per riappropriarci di una dimensione più metafisica. Ma penso che ci sia una motivazione molto più profonda.

Convinci le persone ancora incerte sul perché dovrebbero seguirti in questa avventura?

Direi per curiosità e per osservare la storia, la vita e le nostre tradizioni da una prospettiva diversa, non convenzionale.