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Prof. Martinella lascia la sua seconda casa.

Vanta un record: per 18 anni ha insegnato le basi della sua lingua madre, il francese. Prima di tutto amica, poi professoressa dei suoi studenti, Florance Martinella passa il testimone all’Università Popolare di Vercelli e traccia insieme a noi una fotografia di 18 anni di glorioso insegnamento.

1997-2015 la Professoressa Martinella vanta un primato nell’insegnamento in casa Unipop. Si ricorda quando tutto ebbe inizio?

Ho sostituito una giovane professoressa di francese che abitava nella mia stessa via. Mi ha chiesto di telefonare alla professoressa Bernascone per mettermi d’accordo con lei. Sul momento non ho capito chi fosse questa professoressa. Poi quando le ho telefonato, ho capito che era la professoressa di filosofia del liceo dove insegnavo. Non la conoscevo bene perché lei lavorava nell’indirizzo socio-psico-pedagogico del Magistrale ed  io nel linguistico e avevo poche ore.

I suoi studenti erano di età varia, molti over 50. Rispetto all’insegnamento a scuola, rivolto ai giovani, è stato più facile o difficile trasmettere le regole alla base della lingua francese?

All’inizio è stato difficile perché avevo solo delle donne e direi over 60. Penso che venissero al corso come se fosse un club di ritrovo. Parlavano poco francese ma raccontavano in italiano tutti i pettegolezzi di Vercelli. Non volevano tanto essere corrette e non si parlava di grammatica. Queste “alunne” hanno resistito 2 anni. L’anno successivo sono arrivate persone che sono ancora al corso di conversazione adesso. All’epoca avevano tra i 30 e i 60 anni. L’alunna più anziana ma più giovane di spirito è Teresa, tra poco avrà 80 anni. Durante tutti questi anni ho avuto alunni anche giovani per esempio un ragazzo di 16 anni del liceo scientifico che voleva continuare a studiare francese. Ho avuto i corsi di primo e secondo livelli e quello di conversazione ma non era come essere a scuola. Con gli adulti non bisogna essere rigidi come con i ragazzi. A scuola sono obbligati ad andare e a fornire dei risultati invece gli adulti vengono di spontanea volontà. Tante volte vengono soprattutto  per tenere la mente viva.

Florence in Unipop è sinonimo di professionalità condita con la simpatia coinvolgente di una professoressa madrelingua espansiva e alla mano. Si riconosce in questo ritratto?

Si. Facevamo lezioni serie, anche se quelli della conversazione non volevano studiare grammatica. Durante i corsi di primo e secondo livello si faceva un’ora di grammatica e una di vocabolario-conversazione. C’erano anche le serate film. Con quasi tutti gli alunni ho avuto dei rapporti di amicizia che durano ancora adesso. Soprattutto con una decina che sono fedelissimi da anni. Ogni tanto quando andavo in Francia, portavo dei prodotti francesi e facevamo delle degustazioni. Ognuno portava qualche cosa. In particolare il terzo giovedì del mese di novembre quando usciva il vino Beaujolais Nouveau. Riccardo era quello che aveva sempre nella cartella il cavatappi e Marilia il coltellino per il salame. Simonetta portava la torta salata, Teresa i dolcetti fatti in casa e Sandro la Coca Cola. Poi per non dare lavoro supplementare alla bidella Paola facevamo le pulizie dell’aula. E abbiamo anche assistito a due matrimoni e due nascite.

Ha svolto per 18 anni con devozione il suo mestiere di insegnante fidelizzando studenti che per un ventennio hanno rinnovato la loro iscrizione all’associazione. Perché ha deciso di dare le dimissioni?

Perché non sono più giovanissima e non abito più a Vercelli. D’inverno la strada è lunga. Le mattinate con i ragazzi a scuola sono sempre più pesanti. I miei alunni neanche loro hanno voglia di uscire dopo cena. Ho già dato alla professoressa Bernascone il nome di una collega molto brava e più giovane che mi sostituirà.

Le mancheranno le aule dell’istituto Cavour?

Sicuramente! Ho cominciato nelle aule della scuola media Avogadro, poi quelle dell’ITIS e finalmente quelle del Cavour. Queste le conoscevo bene perché ci insegnavo al mattino per completare il mio orario al liceo linguistico. Mi mancheranno le lezioni ma soprattutto le ore di conversazione con i miei alunni.

Mandi un messaggio ai suoi studenti…

I miei studenti lo sanno, mi possono trovare in qualsiasi momento. Mi mancheranno. Terrò sempre il ricordo di queste ore. Ma non è un addio, ci troveremo ogni tanto per una pizza o un aperitivo o un barbecue dall’uno o l’altro.

e a Paola, colei che 18 anni fa, decise di avvalersi della sua candidatura….

Grazie per la fiducia. Grazie per aver fatto partire i miei corsi anche se il numero era esiguo. Anche per l’Unipop sarò sempre disponibile.