{"id":3895,"date":"2018-10-08T10:31:01","date_gmt":"2018-10-08T08:31:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/?p=3895"},"modified":"2018-11-07T18:06:01","modified_gmt":"2018-11-07T17:06:01","slug":"deterioramento-cognitivo-e-perdita-della-memoria-uno-spazio-di-confronto-in-aula","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/deterioramento-cognitivo-e-perdita-della-memoria-uno-spazio-di-confronto-in-aula\/","title":{"rendered":"Deterioramento cognitivo e perdita della memoria: uno spazio di confronto in aula"},"content":{"rendered":"<p>Nella fase matura della propria esistenza \u00e8 fisiologico perdere quell\u2019elasticit\u00e0 mentale che consente di ricordare dettagli importanti o il luogo preciso in cui sono state riposte le chiavi dell\u2019auto. Quante volte capita di sentire la nonna o l\u2019anziana vicina lamentarsi per non essersi ricordata di conferire la spazzatura o assumere la medicina. Non sempre per\u00f2 queste \u201cdefaillance\u201d sono sintomi di qualcosa pi\u00f9 grave, come il deterioramento cognitivo cui va incontro chi \u00e8 affetto da Alzheimer.  Tuttavia chi \u00e8 entrato nel buco nero della perdita della memoria, ovvero un decadimento fisico e mentale accelerato, ha bisogno del supporto dei familiari, costretti a confrontarsi con situazioni difficili da gestire, soprattutto nel lungo periodo. Nasce dunque dalla volont\u00e0 di ricreare uno spazio di trattazione e di approfondimento rivolta ai caregiver il corso dell\u2019Universit\u00e0 Popolare \u201cDeterioramento cognitivo e perdita della memoria\u201d. Senza pretese terapiche, l\u2019aula pu\u00f2 diventare un luogo intimo in cui persone che condividono la stessa condizione di assistente, possono ritrovare l\u2019equilibrio psico-fisico necessario per essere davvero di aiuto al loro caro.<br \/>\n<strong>Barbara Ciconi<\/strong>, titolare del corso, ci racconta di lei e delle sue aspettative.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/image003-300x199.jpg\" alt=\"image003\" width=\"300\" height=\"199\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3897\" srcset=\"http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/image003-300x199.jpg 300w, http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/image003-768x508.jpg 768w, http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/image003.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><strong>Dott.ssa Ciconi, le chiederei di condensare la sua esperienza professionale.<\/strong><br \/>\nSono Psicologa Clinica specializzata in Psicoterapia. Lavoro privatamente con adolescenti, adulti, anziani. Mi occupo di comuni disturbi di ansia e depressione, di sostegno alla genitorialit\u00e0, di problemi relazionali e di malattie organiche ad alto impatto emotivo. Inoltre faccio parte, come psicologa, dell&#8217;equipe del Centro di Senologia Breast Unit di Tortona. Da alcuni anni ho approfondito il deterioramento cognitivo con un master in\u00a0 Neuropsicologia. Sono specializzata anche in disturbi alimentari in et\u00e0 pediatrica.<\/p>\n<p><strong>La perdita della memoria ha un\u2019incidenza maggiore in quale fase della vita?<\/strong><br \/>\nL&#8217;aumento dell&#8217;et\u00e0 media implica una maggiore incidenza di polipatologie, tra cui quelle legate al deterioramento cognitivo. C&#8217;\u00e8 una forte correlazione\u00a0 infatti tra invecchiamento patologico e fisiologico<\/p>\n<p><strong>Ci sono dei sintomi? Dei campanelli d\u2019allarme per cui un familiare pu\u00f2 iniziare a preoccuparsi?<\/strong><br \/>\nCon il passare degli anni, dimenticare qualche volta dove sono state messe le\u00a0 chiavi o dimenticare di fare una telefonata, fa parte del fisiologico processo d&#8217;invecchiamento. Invece, quando ci troviamo di fronte a dimenticanze costanti, disorientamento spazio-temporale, confusione, senso di smarrimento, il non riconoscimento di volti conosciuti, allora \u00e8 importante rivolgersi al proprio medico per un approfondimento. E&#8217; bene infatti sapere che una diagnosi precoce, e quindi successive cure adeguate, sono fondamentali per il rallentamento della malattia. Oggi una diagnosi precoce viene fatta solo ancora nel 50% dei casi.<\/p>\n<p><strong>In che modo il caregiver, dal confronto con le esperienze condivise- pu\u00f2 trarre un conforto e imparare a prendersi cura dell\u2019assistito?<\/strong><br \/>\nIl caregiver in letteratura viene definito &#8220;vittima nascosta&#8221; della malattia. Questo perch\u00e9 il familiare tende a trascurarsi e a dedicare tutte le energie alla persona malata. Confrontarsi con un professionista e con altre famiglie permette di capire in che modo si possa essere veramente di aiuto, senza avere ricadute sulla propria salute psico-fisica. Se il caregiver si sente supportato infatti migliora la qualit\u00e0 di vita sia di se stesso, che della persona malata. In qualche modo \u00e8 come se il caregiver diventasse un neuro protettore per la malattia.<\/p>\n<p><strong>Quante persone soffrono di disturbi della memoria? Chi \u00e8 pi\u00f9 predisposto?<\/strong><br \/>\nI dati del World Alzheimer Report (2015) indicano che circa 40 milioni di persone sono affette da una qualche forma di demenza e ogni 3 secondi viene fatta una nuova diagnosi. Diciamo che non si pu\u00f2 parlare di una predisposizione ma di fattori di rischio e protettivi. La situazione \u00e8 molto complessa e presenta molte variabili come fattori genetici, stili di vita, malattie cardiovascolari&#8230;\u00a0 La scolarit\u00e0 \u00e8 un forte fattore protettivo del declino cognitivo, ma appunto non \u00e8 sufficiente per escludere una diagnosi di demenza.<\/p>\n<p><strong>A chi consiglierebbe il suo corso?\u00a0<\/strong><br \/>\nIl corso \u00e8 rivolto ai familiari\/caregiver delle persone con un disturbo cognitivo, da lieve a grave, in terza et\u00e0. Il caregiver diventa infatti l&#8217;attore principale del processo di cura e assistenza della persona cara, vive a stretto contatto spesso con comportamenti incongrui difficili da gestire, sia nel contesto domestico che fuori. L&#8217;obiettivo principale del corso \u00e8 favorire una maggiore auto efficacia del familiare, proponendo strumenti e strategie per gestire i vari comportamenti.<\/p>\n<p><strong>Anche il caregiver non e\u2019 immune a forme di esaurimento nervoso. Come affrontarle?<\/strong><br \/>\nIl familiare pu\u00f2 avere ricadute di natura psico-fisica. Alcuni sintomi frequenti sono ansia, depressione, difficolt\u00e0 a dormire, disturbi somatici per cui ci si rivolge pi\u00f9 spesso al proprio medico di famiglia, difficolt\u00e0 relazionali. In questi casi \u00e8 consigliabile una presa in carico psicologica per riuscire ad affrontare pi\u00f9 serenamente la gestione di un congiunto con demenza senile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella fase matura della propria esistenza \u00e8 fisiologico perdere quell\u2019elasticit\u00e0 mentale che consente di ricordare dettagli importanti o il luogo preciso in cui sono state riposte le chiavi dell\u2019auto. Quante volte capita di sentire la nonna o l\u2019anziana vicina lamentarsi per non essersi ricordata di conferire la spazzatura o assumere la medicina. 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