{"id":4910,"date":"2020-05-10T14:15:24","date_gmt":"2020-05-10T12:15:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/?p=4910"},"modified":"2020-05-10T14:16:41","modified_gmt":"2020-05-10T12:16:41","slug":"blu","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/blu\/","title":{"rendered":"Blu\/Viola &#8211; Sei sfumature di riso"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>Estratto da <em>Sei sfumature di riso.<\/em><\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-1 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 33%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-4910 gallery-columns-3 gallery-size-medium gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }});\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/81cCdkPVi6L.jpg\" title=\"\" rel=\"gallery1\"><img src=\"http:\/\/www.unipopvercelli.eu\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/81cCdkPVi6L-238x300.jpg\" width=\"238\" height=\"300\" alt=\"\" \/><\/a>\r\n<\/dt><\/dl>\r\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\r\n\t\t<\/div>\n\n<hr \/>\n<h1>BLU\/VIOLA<\/h1>\n<p>Nella <strong>cromocucina<\/strong> i cibi di colore blu\/viola per eccellenza sono:<\/p>\n<p><strong>carota viola*<\/strong>, fico, frutti di bosco (mirtilli, more) melanzana, patata viola, prugna, radicchio, uva nera, bacche di aronia.<\/p>\n<p>Nella storia il colore blu ha avuto alterne vicende. Gli Egizi lo consideravano il colore degli dei, mentre ai Greci e ai Romani non piaceva affatto e aveva una connotazione fortemente negativa tanto da esse associato agli spregevoli barbari. E\u2019 nel XII secolo il blu diviene un attributo mariano e si accorda con nuova concezione della luce e presto vetrai, ceramisti e pittori arricchiscono le loro opere di blu intensi e chiari. A imitazione della Vergine alcuni personaggi illustri iniziano ad indossare abiti blu e contemporaneamente in Europa appariva i primi stemmi di casata in cui compariva il blu. Il re di Francia sul fine del XII secolo fu tra i primi ad adottare l\u2019azzurro nel suo blasone. Intorno al blu si defin\u00ec il nuovo simbolismo dell\u2019epoca dei Lumi e ancor pi\u00f9 del Romanticismo. Nel corso del XVIII secolo si diffusero nuove sfumature di blu: per la prima volta nella storia della moda i nobili e la borghesia indossarono abiti blu molto chiari e azzurri delicati. La definitiva imposizione del blu e dell\u2019azzurro nella moda \u00e8 da collegarsi anche ala progressiva liberalizzazione dell\u2019importazione dell\u2019indaco, che fino al 1700 era stata bloccata per tutelare la produzione europea del guado e, successivamente alla produzione di coloranti di sintesi, tra cui il famoso blu di Prussia messa appunto nel 1709, ma diffusa massicciamente solo in seguito.<\/p>\n<p>I colori blu\/viola sono associati alla calma, alla meditazione, all\u2019introspezione e favoriscono la diplomazia.<br \/>\nIl blu \u00e8 un colore molto amato, probabilmente perch\u00e9 infonde sensazioni di tranquillit\u00e0 e pace. E\u2019 un colore razionale, rassicurante che ispira fiducia. E\u2019 il colore del cielo, delle profondit\u00e0 marine, lontano dal colori materici del corpo. Per questa sua distanza e profondit\u00e0 fin dall\u2019antichit\u00e0 e in moltissime culture \u00e8 associato alla dimora delle divinit\u00e0, alla spiritualit\u00e0.<\/p>\n<p>I cibi di questo colore, a livello inconscio, agiscono come antidoto alla fame nervosa. La spiegazione sta nel fatto che risultano essere meno appetitosi in quanto in antichit\u00e0 l\u2019uomo associava il concetto di blu agli alimenti velenosi.<\/p>\n<p>A questo proposito nel libro <em>Dear Cary. My life with Cary Grant<\/em>\u00a0Dyan Cannon, quarta moglie dell\u2019attore Cary Grant, riferisce un episodio divertente legato al cibo blu e ad Alfred Hichcok famoso per il suo umorismo macabro. Invitati a cena, quando lei e il marito si furono accomodati a tavola, entrarono due camerieri che portarono \u201c<em>dei grandi piatti incoperchiati. Ad un cenno di Hichcok, li scoperchiarono, rivelando un trionfo di entrec\u00f4te di manzo. Il profumo della carne era delizioso ma l\u2019aspetto orribile: era blu, di un blu elettrico brillante. Poi giunsero i contorni: broccoli blu e patate blu. \u00abC\u2019\u00e8 da fidarsi a mangiare?\u201d\u00bb Sussurrai a Cary \u00abIl colore pu\u00f2 far senso, ma di certo sar\u00e0 tutto eccellente\u00bb rispose lui<\/em>&#8220;. Quella notte la coppia dovette correre di continuo in bagno. Se la qualit\u00e0 della carne lasciasse a desiderare, o se fosse stato il ricordo del suo strano colore a causare i problemi gastrointestinali, non \u00e8 dato di sapere, una cosa \u00e8 certa: si prova istintivamente repulsione per gli alimenti che hanno un colore \u201csbagliato\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1975 il comico americano George Carlin pronunci\u00f2 in TV un monologo diventato celebre: \u00ab<em>Perch\u00e9 non esiste il cibo blu? Non riesco trovare cibo blu! Voglio dire. il verde sa di lime, il giallo di limone, l\u2019arancione di arancio, il rosso di ciliegia, ma il blu? Il blu non c\u2019\u00e8! Non esiste roba da mangiare blu! Dov\u2019\u00e8 finita? Vogliamo il cibo blu! Probabilmente dona l\u2019immortalit\u00e0! Ce lo nascondono!<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Carlin non aveva tutti i torti cibi blu esistono, ma non sono poi tanti. Quasi tutti gli alimenti blu in commercio dalle caramelle, ai ghiaccioli, al gelato puffo sono tinti artificialmente.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tuttavia un modo di rendere un cibo blu senza ricorre ad additivi ma solo attraverso la cottura. E\u2019 quella del pesce \u201cau bleu\u201d, variante della cottura in bianco e particolarmente adatta per i pesci d\u2019acqua dolce quali lucci e trote, a patto che siano freschissimi, ovvero non abbiano perso la muscosit\u00e0 che normalmente li ricopre.<\/p>\n<p>Questa metodica \u00e8 antica. Se ne trova traccia anche nei Men\u00f9 di Corte di Maria Cristina di Savoia e di Ferdinando II di Borbone. Il 4 febbraio 1832, per il pranzo di Carnevale, furono serviti fagiani e beccacce arrostiti, teste di cinghiale e pesci al bleu, una ricetta portata dai monz\u00f9, scenografica nell\u2019accentuata la colorazione bluastra che assume il pesce bagnandolo con aceto caldissimo. Il segreto \u00e8 tenerlo nell\u2019acquaio fino all\u2019ultimo: ancora vivo si immerge la testa nell\u2019acqua bollente, un breve taglio per pulirne l\u2019interno ed \u00e8 pronto per passare nel brodetto.<\/p>\n<p>Non blu ma sicuramente violacea diventa la carne della trota se si segue la ricetta della \u201cTrota al bl\u00f2\u201d, riportata nel libro \u201cLa vera cucina casalinga. Sana, economica e dilicata\u201d di Francesco Chapusot, Torino 1851.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_blurb admin_label=&#8221;Blurb&#8221; url_new_window=&#8221;off&#8221; use_icon=&#8221;off&#8221; icon_color=&#8221;#03569f&#8221; use_circle=&#8221;off&#8221; circle_color=&#8221;#03569f&#8221; use_circle_border=&#8221;off&#8221; circle_border_color=&#8221;#03569f&#8221; icon_placement=&#8221;top&#8221; animation=&#8221;top&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_icon_font_size=&#8221;off&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p><strong>Trota al bl\u00f2<\/strong><\/p>\n<p>Posta una bella trota grassa, ben sventrata e lavata in una navicella (poissoni\u00e8re, tegghia ovale da pesce)getta in un tegame, con un\u2019oncia di burro, due cipolle, due carote, due sedani (s\u00e9l\u00e8ri) e qualche ramicel di prezzemolo e di serpentaria (estragon) ed uno spicchio d\u2019aglio. il tutto ben trito e friggere su di un fuoco dolce finch\u00e8 prenda un bel colore, aggiungivi due bottiglie di vin rosso ordinario e leggiero, fa bollire lentamente un\u2019ora, e versato questo liquido per tovaglia sulla trota con sale e noce moscata, lascia ancor bollir cheto tre quarti d\u2019ora.<\/p>\n<p>La trota cos\u00ec preparata mangiasi ordinariamente fredda con una salsa all\u2019olio, come l\u2019insalata, nel qual caso giover\u00e0 guarnirla con sedani, lattughe o cicoria ed ova dure, che si pu\u00f2 anche servire fredda con la salsa maonese e guernizioni di citriuoli ed olive.oppore calda con patate e una buona salsa all\u2019olandese (vedi, od una salsa piccante (r\u00e9moulade) calda anch\u2019essa.<\/p>\n<p>[\/et_pb_blurb][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>*carota viola<\/strong>. In origine la carota era di colore viola, come ci indicano testimonianze dell\u2019antico Egitto. Le carote viola e gialle sono originarie dell\u2019Afghanistan, dove furono coltivate per la prima volta circa 5000 anni fa. Successivamente furono apprezzate da Greci e Romani, che utilizzavano principalmente le propriet\u00e0 medicinali dei loro semi. A partire dal XII secolo si diffusero in tutta l\u2019Europa per mano degli arabi: prima tappa in Spagna, poi in Italia e infine in Francia, Germania, Gran Bretagna e Paesi Bassi.<br \/>\nNel XIV secolo in Europa si importavano carote viola, bianche e gialle e si ha notizia anche di quelle nere, rosse e verdi. Fu nei Paesi Bassi, nel XVI-XVII secolo che le carote assunsero il caratteristico colore arancione. Gli olandesi in onore della dinasti degli Orange, arrivarono, attraverso incroci, a cambiarne il colore fino a quello distintivo arancione che oggi tutti noi conosciamo.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[et_pb_section admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;] Estratto da Sei sfumature di riso. BLU\/VIOLA Nella cromocucina i cibi di colore blu\/viola per eccellenza sono: carota viola*, fico, frutti di bosco (mirtilli, more) melanzana, patata viola, prugna, radicchio, uva nera, bacche di aronia. Nella storia il colore blu ha avuto alterne vicende. 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