Il coro Unipop si mobilita per Emergency

Chi è Gabriella Greco? Esperienza di studio…

Sono una consacrata, appartenente alla Fraternità della Trasfigurazione che è presente nella Basilica di S. Andrea a Vercelli. Sono laureata in Lingue e Letterature straniere; da sempre amante del canto, ho intrapreso successivamente gli studi musicali al Pontificio Istituto di Musica Sacra a Milano e alla scuola di Musicoterapia di Assisi. Ho poi conseguito la specializzazione nel Metodo Lichtenberger® per l’insegnamento della vocalità.

Quando nella sua vita ha capito che il canto sarebbe diventato in qualche modo protagonista del suo avvenire?

Posso dire che il canto è stato sempre protagonista del mio presente. E’ una passione trasmessami dalla mia mamma con cui cantavo spesso. L’opportunità di trasformare questa passione anche in attività lavorativa è giunta inaspettata dopo l’Università e l’ho colta con entusiasmo: fare un lavoro che piace non è sempre possibile.

Il canto è diventato lo strumento con cui curare il prossimo -penso alla sua esperienza in Kalycantus. In che senso la musica può fare del bene?

La musica è un veicolo privilegiato nella comunicazione ma non solo. Da molto tempo la ricerca scientifica sul rapporto uomo-suono ha evidenziato i suoi effetti sul sistema nervoso, sulla fisiologia, sulla psiche. Nella Musicoterapia in particolare, essa è una via di relazione, di espressione di sé, strumento educativo e riabilitativo. La persona cresce nella misura in cui ha la possibilità di dire se stessa a qualcun altro: dove la capacità di comunicazione è “ferita” per motivi diversi, la musica dice il “non dicibile”.

Ho letto del metodo Feldenkrais che lei insegna. Di cosa si tratta?

Il Metodo Feldenkrais®  è un metodo corporeo che favorisce un processo di apprendimento organico, basato sull’integrazione tra movimento, percezione e pensiero. La sua originalità consiste nell’attivare strategie che portano alla consapevolezza di sé utilizzando il linguaggio del movimento. Attraverso la consapevolezza del corpo in movimento e lo sviluppo della propriocezione, la persona affina e cambia infatti l’immagine di sé, immagine sulla cui base agisce nella propria esistenza, dando la possibilità di un cambiamento profondo e duraturo. Il Metodo Feldenkrais®, stimolando e riorganizzando il sistema nervoso per mezzo del movimento, porta quindi non solo ad un maggior benessere fisico, ma contribuisce positivamente al cambiamento di tutti i processi vitali della persona, rendendola artefice del proprio benessere globale.

 

Può citare casi concreti in cui la musica ha portato benefici a chi aveva disagio fisico e sociale?

Nelle numerose pubblicazioni riguardanti la Musicoterapia sono esposte molte esperienze in ambiti riabilitativi diversi – autismo, tossicodipendenza, sofferenza psichica, demenza senile, ecc –  che hanno portato risultati positivi. Personalmente ho lavorato in modo particolare nel campo dell’autismo con bambini della scuola primaria e sicuramente in più casi la musica ha svolto un ruolo importante nello sblocco di alcune stereotipie e nella comunicazione di stati d’animo ed emozioni. Sicuramente non possiamo parlare di “guarigione” ma della possibilità di un miglioramento della qualità della vita.

Grazie alla sua direzione, il Coro dell’Università Popolare di Vercelli ha potuto dimostrare le sue potenzialità in diverse occasioni…possiamo ripercorrere la sua esperienza alla guida del coro?

Il coro è nato dal desiderio di alcuni partecipanti ai laboratori di Canto corale che avevo tenuto presso l’UniPop. Il numero dei coristi è variato nel tempo: dal piccolo gruppo iniziale siamo arrivati a una punta massima di 70 iscritti. Attualmente l’organico si è stabilizzato e consta di 43 membri. Proprio perché nato dall’esperienza di “laboratorio”, ha mantenuto la sua caratteristica sperimentale, per cui i repertori attraversati negli anni sono vari: polifonia sacra e profana, spiritual, musical, musica leggera anni 30/40, canto dialettale.

Per cantare bisogna essere portati o anche chi è negato, con impegno e costanza, può fare progressi?

Come in ogni campo, ci sono alcune persone più portate e altre che hanno bisogno di un maggiore impegno, ma credo che tutti possano crescere e migliorare se c’è volontà e costanza. Cantare “fa bene” a più livelli e credo che in alcuni contesti sia bello dare la possibilità a tutti di farlo. E’ anche vero che cantare in coro educa l’orecchio all’ascolto di sé e degli altri e questo poco per volta migliora l’intonazione e la vocalità. 

La sera del 19 dicembre, il coro dell’Università Popolare si esibirà a favore di Emergency. Immagino siano giorni di dura prova per lei e suoi allievi….

Le prove richiedono sempre molta energia, sia nell’apprendimento di  nuovi brani, sia in vista di un’esibizione. Nel coro non ci sono dei professionisti, ma persone che amano cantare e ci mettono tutto l’impegno possibile. Ogni performance provoca certamente un po’ di ansia, quel tanto che basta ad essere presenti e pronti, ma penso sia nella serenità e nel piacere di cantare che si ottengano i risultati migliori.