ABSTRACT PRIMA PUNTATA

a cura della Prof.ssa Paola Bernascone Cappi

  • IL PAESAGGIO DELLA RISAIA
  • IL RISO: STORIA E CURIOSITÀ
  • IL RISO: NELLA LETTERATURA E NEL CINEMA

Il paesaggio tra Vercelli e Novara che diventa un “mare a quadretti” è uno degli spettacoli naturali più belli che caratterizzano l’Italia e in particolare la Pianura Padana. Parliamo dell’allagamento delle risaie della zona agricola di circa 82mila ettari di terreno nei pressi di Vercelli: un vero e proprio fenomeno poetico quello delle risaie in primavera, divenuto ormai un magico rituale per chi vive nel Vercellese.
La risaia è natura fatta dall’uomo: luogo di incontro di ciò che con cura e delicatezza l’uomo lascia nascere e scorrere nel tempo. È la poesia del cielo che si riflette nello specchio d’acqua, ma è anche minuziosa opera ingegneristica; è attesa, speranza, cura e meraviglia, ma è anche architettura del paesaggio sostenibile.
Attualmente la risicoltura a Vercelli è un settore in cui convivono tradizione e innovazione, preferendo l’utilizzo delle nuove tecnologie correlate all’antico sapere agricolo.


Tutti sanno la storia del RISO, anche se le origini rimangono incerte.

Si ritiene che le varietà più antiche siano comparse oltre 15.000 anni fa lungo le pendici dell’HIMALAYA. Pare che durante l’impero persiano il riso si propagò verso l’Asia occidentale e poi in altre direzioni, ma io voglio raccontare qualche curiosità che ho trovato rileggendo il testo di un nostro concittadino illustre Nino Marinone IL RISO NELL’ANTICHITÀ GRECA”.
A quanto risulta dalla documentazione pervenuta i GRECI non facevano uso del riso come alimento e sebbene lo conoscessero dal III sec. A.C. dopo la spedizione di ALESSANDRO non ebbe diffusione né come pianta né come cibo.
Si ha l’impressione che fosse considerato un alimento esotico e, forse anche a causa del prezzo elevato come merce d’importazione, fosse utilizzato soltanto in particolari preparazioni culinarie e tale rimase per tutta l’antichità.
Diversamente che come pianta e come cibo l’impego del riso in farmacologia e ampiamente documentato a partite dal I sec. d.C.
Veniva usato:

  • come pozione per i vermi intestinali
  • come becchime per gli storni allo scopo di ottenere uno sterco idoneo a prodotti di bellezza
  • per preparare decotti contro le intossicazioni
  • Per i MUSULMANI il riso è una goccia di sudore di Maometto caduta dal cielo per cui è considerato cibo divino simbolo di vita, fertilità ed abbondanza. Da qui l’abitudine di lanciare sugli sposi una pioggia di riso come simbolo benaugurante
  • In INDIA quando nasce un bambino si introduce nella sua bocca un pizzico di polvere di riso
  • In CINA per molto tempo il riso è stato utilizzato come moneta di scambio
  • Dal riso si ricavano numerose bevande, la più famosa è il SAKE’
  • il termine TOYOTA divenuto il nome di un noto colosso dell’auto, significa “generoso campo di riso
  • HONDA nome di un’altra affermata casa automobilistica giapponese, tradotto vuol dire “risaia principale”.

Il riso e la risaia hanno nella letteratura italiana un’identificazione soprattutto paesaggistica.
Per avere la prima opera sistematica sul riso occorre attendere il 1758 quando GIOVAN BATTISTA SPOLVERINI pubblica LA COLTURA DEL RISO un carme di circa 500 versi dove sono analizzate anche le problematiche inerenti, come le malattie della pianta e l’impatto ambientale delle risaie.
A quest’ultimo aspetto si riallaccia un celebre componimento di GIUSEPPE PARINI, l’Ode LA SALUBRITÀ DELL’ARIA, analizza secondo criteri illuministici le conseguenze prodotte da una coltura risicola ormai diffusissima in LOMBARDIA.
Nel secondo Ottocento con l’avvento della letteratura verista e della nuova attenzione per le problematiche sociali, specie quelle legate alla dura vita nei campi, il RISO compare come elemento che caratterizza un ambiente difficile, fatto di fatiche e di sacrifici, dove non è raro che i personaggi soccombano.
La scrittrice MARCHESA COLOMBI (pseudonimo di MARIA ANTONIETTA TORRIANI TORELLI, moglie EUGENIO TORELLI fondatore del CORRIERE DELLA SERA) vicina ai temi del verismo scrive il romanzo IN RISAIA una della prime testimonianze di denuncia sociale, specie per quanto riguarda la condizione femminile.
Ben diverso è il richiamo al RISO che troviamo nel MANIFESTO DELLA CUCINA FUTURISTA che trapianta nel campo dell’alimentazione i precetti estetici ed ideologici della corrente.
Anche la letteratura contemporanea ha fatto sua l’immagine del RISO.
Un personaggio molto amato dal pubblico oggi il COMMISSARIO MONTALBANO, creato dallo scrittore ANDREA CAMILLERI, adora gli arancini di riso.
Dalla Sicilia alla Pianura Padana.
Nelle TERRE D’ACQUA come SEBASTAINO VASSALLI chiama la bassa novarese in un suo libro. Già questa zona fa da sfondo al suo famosissimo romanzo LA CHIMERA .Infine va citato il libro di LAURA BOSIO, LE STAGIONI DELL’ACQUA  finalista  al premio STREGA 2007 .
La storia del CINEMA della risaia si dipana tra la pianura padana e le terre d’acqua dell’Oriente.

Alcuni capisaldi del cinema italiano:

  • RISO AMARO di Giuseppe De Santis 1949
  • la RISAIA di Matarazzo 1956 con ELSA MARTINELLI
  • SORRISO AMARO nel quale MATTEO BELLIZZI intraprende un viaggio lungo sentieri della memoria in compagna delle mondine che fecero la fortuna del celebre film di DE SANTIS

La ricetta:

risotto_alla_zucca


Riascolta qui la puntata: