Il profilo

Achille Giovanni Cagna: il cantore di provincia

Mai come in questi anni, si è assistito al bisogno di rispolverare i nomi di vercellesi che, in vari campi del sociale, diedero il loro contributo alla grandezza della nostra città e le cui gesta sono spesso dimenticate. Sepolte da un groviglio di rovi difficili da espugnare.  L’Università Popolare si è fatta carico di questo tentativo di “rispolvero”: è accaduto con Leonida Robbiano, il trasvolatore di risaia, con Marco Marinone, il pilota in guerra, e ora con Achille Giovanni Cagna. La cerimonia di chiusura dell’Anno Accademico 2018-19 è infatti dedicata a questo scrittore il cui nome è impresso sulla targa commemorativa all’ingresso della Biblioteca cittadina. Ma chi era costui?

Nato a Vercelli 8 settembre 1847, vantava umili origini, il padre era infatti stipettaio. Venne espulso dalla scuola tecnica come “disutile” così che fu una scelta obbligata aiutare il padre nella sua attività di falegname, per poi inventarsi portapacchi per un negozio e infine segretario alle dipendenze di uno zio materno, titolare di un impresa di commercio dei cereali. A Cagna però era più congeniale la lettura cui si dedicava nel tempo libero seguendo le indicazioni del professore Giovacchino De Agostini. La fase della scrittura abbraccia diverse forme, narrativa, bozzetto, poesia e teatro, in particolare quest’ultimo si struttura in drammi e commedie di cui ricordiamo Maria, ovvero Così cammina il mondo (Milano 1869); In società (Milano 1872); Le vie del cuore (Milano 1873); Lei voi tu (in Racconti umoristici, II, Milano 1873), Feste nuziali (Milano 1877); Diogene (Milano 1881); Ultimo ricevimento (Milano 1883); Vecchia ruggine(Milano 1884); Spartaco, dramma in cinque atti (Milano 1885); Presso la culla (Milano 1888); Cavalleria leggera (Milano 1888); Caccia proibita (Milano 1890); Scena ultima (Milano 1891); Le tentazioni di Fiorenzo (Milano 1892). La produzione teatrale si distingue per agilità del movimento e della trama mentre nei personaggi si alterna l’elemento riflessivo a quello comico-umoristico che li trasforma in macchiette. Grazie alla sua produzione narrativa più matura,  Cagna è considerato affine alla scapigliatura piemontese. Lo scrittore ambì a praticare la professione di docente, sfruttando la legge Casati che consentiva il titolo a fronte di una modesta produzione letteraria. Dopo vari tentativi riuscì a strappare il titolo con Marcia di una gente (Vercelli 1989) un compendio di storia greca che gli permise di accreditarsi il ruolo di supplente di letteratura all’istituto tecnico di Vercelli. Dei suoi racconti, citiamo Come amore spira, quadro organico della vita provinciale dove si narra il sorgere e lo svolgersi d’una passione illegittima nel cuore d’un marito galantuomo; e Alpinisti ciabattoni (1888) racconto di una sana  comicità.  Ad avere una grande suggestione nella sua produzione è l’avvicinamento al saluggese Faldella che lo trasforma da cantore romantico e sentimentale, ad arguto osservatore della realtà di provincia. Cagna morì nella sua città natale il 23 febbraio 1931.