Laura Manione: quando la fotografia fa un salto di qualità permettendo di esprimere pienamente se stessi

Presentiamoci innanzitutto al pubblico e ai navigatori. Chi è Laura Manione?

Da vent’anni sono curatrice di progetti di cultura fotografica e –attualmente– direttrice dell’Archivio fotografico “Luciano Giachetti – Fotocronisti Baita” di Vercelli. In Italia e Francia ho curato mostre di fotografia storica e contemporanea e pubblicato testi su riviste specialistiche e su cataloghi. Ho tenuto conferenze per il ministero della Pubblica Istruzione, per il Dams di Torino e per varie istituzioni e scuole pubbliche e private. Organizzo laboratori per fotografi in diverse città italiane. Sono blogger e, da quest’anno, membro del Consiglio direttivo della delegazione FAI di Vercelli.

Quando si è avvicinata per la prima volta alla fotografia? E come è scattata la scintilla che ha portato a farne un perno intorno cui ruota la sua carriera?

All’Università. Mi sono laureata in Storia dell’Arte Contemporanea e ho scelto di fare una tesi sperimentale sulla Fotografia, la prima assegnata nella storia dell’Università piemontese, a Torino. Da quel momento la fotografia è diventata la protagonista del mio percorso professionale.  Una vera e propria passione, oltre che un lavoro.

In un mondo invaso di immagini artigianali postate sui social network e prodotte senza -me lo consenta- “arte né parte” che valore ha la fotografia intesa in senso tradizionale?

Io non parlerei di fotografia “tradizionale” e valuto il flusso di immagini postate sui social un fenomeno interessante, che non per forza debba nuocere alla fotografia. Parlerei invece di fotografia autoriale e di come non sempre sia facile, per chi si avvicina alla fotografia, passare dal dilettantismo all’autorialità. È proprio questo che faccio con i miei laboratori. Permettere ai miei iscritti di fare un salto di qualità, esprimendo pienamente loro stessi.

Lei è protagonista, insieme all’Università Popolare, di un progetto che racconta la Fotografia in quattro delle sue molteplici dimensioni? Cosa si propone Immagini Sdoppiate?

Di far riflettere sulla fotografia e sulle sue varie implicazioni multidisciplinari. Il nostro obiettivo è di ragionare, chiacchierando con gli autori, in maniera diretta e comprensibile. Viviamo a contatto quotidiano con le immagini, occorre dotarsi di strumenti critici per saperle osservare e apprezzare.

Chi sono i fotografi che animano i quattro appuntamenti di questo progetto e  fino a quando sarà possibile fruirne? Dove?

Il primo incontro, venerdì 11 marzo, dedicato a fotografia e infrastrutture, sarà con Simone Barbagallo, che ci presenterà il suo lavoro “Tangenziali”. Simone vive e lavora a Milano ed è fotografo professionista. Alla sua attività legata alla fotografia industriale, abbina anche una ricerca espressiva personale, che spazia su argomenti eterogenei.

Il secondo appuntamento, venerdì 8 aprile, vedrà protagonista Ottavia Castellina, che ci introdurrà in un tema affascinante, ovvero fotografia e viaggio. Il titolo della serata sarà “Linee di confine”. Ottavia ha origini ciglianesi, ma vive da anni a Londra, dove svolge la sua attività di fotografa di ricerca. Vincitrice di residenze d’artista in India e prestigiosi premi europei, ha di recente pubblicato il libro: Slices of life.

Nella terza serata, con data da definire, Gabriella Martino ci mostrerà la sua ricerca intitolata “Animalia”, ricerca che riflette su fotografia e biologia. Gabriella vive a Cava Manara e lavora a Pavia. Svolge con altissima competenza l’attività di biologa alla Fondazione Maugeri e – partendo proprio dalla sua formazione scientifica – sviluppa una ricerca fotografica basata sull’osservazione carica di meraviglia delle forme vitali.

La quarta e ultima serata, il 27 maggio, avrà come ospite Stefano Ghesini, s’intitolerà “Interazioni” e tratterà il rapporto tra la fotografia e il concettuale. Stefano, vive e lavora a Mestre, dove svolge attività di designer, grafico e fotografo editoriale. Opera da anni nel campo dell’arte, ha esposto alla Biennale di Venezia e persegue una ricerca nel settore della fotografia concettuale e dell’arte contemporanea.

Tutti gli incontri si svolgeranno nella “Sala parlamentino” dell’Associazione Irrigazione Ovest Sesia, che gentilmente si è messa a disposizione per questa iniziativa, offrendoci uno spazio che è un vero e proprio gioiello tutto vercellese.

E’ anche direttrice di un archivio fotografico: Luciano Giachetti-Fotocronisti Baita. La storia di Vercelli condensata in immagini dunque. Ci potrebbe riferire che ritratto restituiscono le foto della storia di Vercelli?

A questa domanda è pressoché impossibile rispondere brevemente. L’Archivio conserva circa cinquecentomila fototipi. Negli anni con mostre e volumi abbiamo fatto conoscere alcuni aspetti dell’immenso patrimonio fotografico lasciato da Luciano Giachetti e dai Fotocronisti Baita, patrimonio che è un vero e proprio bene culturale cittadino. Riassumendo, possiamo dire senza alcun dubbio che, in virtù del lunghissimo periodo di attività dello studio e della qualità dei materiali, questo fondo fotografico costituisce una delle fonti più importanti per la storia della Resistenza e delle trasformazioni sociali, urbane e territoriali del Vercellese

Quali sono i progetti futuri su cui Laura Manione convergerà le sue energie?

Come sempre progetti molto articolati di cultura fotografica a cui sto lavorando e che non voglio ancora svelare. A breve, inoltre, sarò a Firenze, il 16 e 17 aprile, dove ho vinto un bando per docenti  e dove terrò un workshop intitolato “Passeggiare con lo sguardo – fotografia per flâneur”. Il 28 e 29 maggio, con Stefano Ghesini, con cui abbiamo creato il progetto didattico “FOLC – Fotografia laboratorio concettuale”, sarò alla Trappa di Sordevolo con un laboratorio dedicato al Slenzio. Per chi fosse interessato a conoscere meglio le iniziative di cui mi occupo, potrà andare a visitare il mio sito www.lauramanione.it

E’ “custode” di memoria, di scatti realizzati da altri. Ma la dott.ssa Manione ha mai pensato di mettersi dietro la macchina fotografica e di farsi ispirare dalla realtà che la circonda?

Come tutti anch’io uso la fotocamera. Essendo nata in epoca digitale, so sviluppare e stampare in camera oscura e conosco (e pratico) le tecniche dell’Ottocento. Ovviamente mi affascinano anche la fotografia digitale e le operazioni in camera chiara. Ma chi fa il mio mestiere si occupa degli autori, non lo diventa autore. Per me lo scatto si esaurisce in una dimensione intima e domestica.