Pubblicheremo 3 racconti dei partecipanti al Corso “Scrittura Creativa”dell’Anno Accademico 2019-2020.
Il docente è lo scrittore e giornalista Remo Bassini.
RACCONTO 3
BLU
di Alessia Filingeri
E sono di nuovo qui, seduto al tavolo della cucina di casa nostra. In silenzio, lo sguardo fisso verso la finestra. Anche stavolta non ho saputo fare nulla.
Tu adesso stai riposando, lo fai sempre, ogni volta che succede. La casa è in silenzio come me e mi fa strano. Di solito a quest’ora ci sei tu che giri ballando e cantando mentre cucini qualcosa per me. Solo adesso mi accorgo che è ora di cena, ma io non ho fame. Il mondo intorno a me si azzera quando tu hai le tue crisi. Tutto si svuota, perde di senso. Sono dipendente da te, come tu lo sei da loro. Sono dipendente da te a tal punto che, quando non ci sei, anche se per poco, non riesco a respirare. Ma tu adesso dormi, amore mio, io ti aspetterò qui, ci sarò al tuo risveglio. Ci sono ogni volta.
Ho paura però. Ho paura perché non so come aiutarti, ho paura perché non so nemmeno se tu voglia essere aiutata. Ho paura perché ogni volta che tu non riesci a respirare, che inizi a tremare è come se tremasse tutto il mio mondo insieme a te. E mi sento impotente e inutile. Io non posso farti stare meglio, mai. Come vorrei che il mio amore per te fosse abbastanza da guarire i malanni della tua anima. Come vorrei poterti tirare fuori da questo vortice di autodistruzione in cui sei entrata. Come vorrei non essere costretto ad alzarmi ogni volta, andare verso il bagno e prendere dall’armadietto blu quelle maledette pillole che tu hai voluto comprare, perché i miei abbracci non bastano a calmarti. Il solo pensiero di poterti perdere mi uccide.
Il tuo umore cambia sempre molto in fretta e non so mai se assecondarti o cercare in qualche modo di scuoterti dal torpore che costantemente ti avvolge, come una coperta di lana d’inverno. Deve essere rassicurante per te, anche solo per un attimo, sentirti al sicuro. E io sono qui e ti amo così tanto e vorrei che tu stessi bene e vorrei che lo facessi un po’ anche per me. Da quando tu stai male, anche il mio umore cambia insieme al tuo. Alle volte sono così arrabbiato con te al punto che non so se lasciarti a te stessa e sparire o se amarti ancora più forte. E’ un controsenso lo so, ma tutta la mia intera vita lo è da qualche mese a questa parte. Mi sento impotente, mi sento inutile. Vorrei che fossero i miei baci a calmarti, i miei abbracci a darti la pace che cerchi così disperatamente. E invece, puntualmente, ogni volta, mi scontro con quella che è la realtà della nostra vita insieme, il disco rotto che non riusciamo a tirar fuori dallo stereo, il gioco in cui comunque vada, perdiamo sempre noi. Perdi sempre tu.§
Quante volte, amore mio, mi hai detto che avresti smesso, che avresti provato a farti aiutare da un medico, quante… non le conto più. Ho perso il conto, quando ho capito che se non l’avessi fatto, avrei perso anche te. Il fidanzato della drogata, adesso mi chiamano così. Ma non m’importa amore mio, non m’importa, loro non lo sanno che tu stai male. Loro non lo sanno che tu mi hai promesso che smetterai. Loro non lo sanno che tu non ti droghi, che è solo un modo per evadere dal dolore che piano piano ti sta divorando da dentro, che sta scavando in te. A volte, quando hai le tue crisi te la prendi anche con me e inizi ad urlare, sembri un’altra persona e un po’ mi fai paura. In quei casi non le vuoi nemmeno le pillole ed io ti lascio sfogare e poi ti calmi. Altre volte invece sono costretto a fartele ingoiare di forza, perché se no finisce come l’altra volta. Te la ricordi? Io si.
Stavo seduto vicino a te su quel letto d’ospedale, a fissarti mentre dormivi, a pensare che non avevo mai visto niente di più bello del tuo viso sereno. Sembrava che dormissi così bene. Dormivi perché ti avevano indotta in coma farmacologico, avevi perso troppo sangue da quelle che adesso sono cicatrici, due linee che deturpano il tuo meraviglioso corpo da un anno a questa parte ormai. Io gliel’ho detto ai tuoi che guarirai, che mi serve ancora un po’ di tempo per convincerti a crederci, ma loro non mi credono. Io gliel’ho detto che sarò io a guarirti, se tu non vorrai farlo di tua spontanea volontà, ma loro continuano a parlare di centri specializzati e di riabilitazione. Se solo ti avessero dato più baci che giochi. Se solo si fossero accorti tra un pratica e l’altra che avevi smesso di mangiare. I “se” adesso servono a ben poco, lo so.
Ma tu riposati, amore mio. Io sarò qui al tuo risveglio, ci sono sempre. Vedrai che starai bene. Andrà tutto bene. E se non andrai bene, io verrò con te.

